Documenti Congressuali per il secondo Congresso Nazionale

Sabato scorso il Coordinamento nazionale di Sinistra Critica, ha approvato all’unanimità una proposta di documento politico (diviso in due parti ed elaborato in diverse sedute), per il secondo Congresso nazionale della nostra organizzazione che si svolgerà in autunno con l’assise nazionale fissata per la prima settimana di novembre.

Si tratta di un documento di tipo analitico programmatico sulla crisi e sulla natura del progetto alternativo anticapitalista e di un testo politico che esprime le nostre scelte e i nostri percorsi politici di costruzione. I due testi insieme al regolamento stanno per essere pubblicati sul sito e sono allegati alla presente. Nei prossimi giorni saranno disponibili anche le versioni cartacee. Il Coordinamento provinciale organizzerà un ampio dibattito sui testi con il pieno coinvolgimento di tutte/i le/i nostre/i iscritte/i, ma cercheremo anche di organizzare dei momenti pubblici di confronto con altre forze politiche e sociali.

1. Sinistra Critica è nata alla fine del 2007 e ha dovuto affrontare non solo numerosi rivolgimenti politici, ma soprattutto una situazione sociale di arretramento e di sconfitta del movimento dei lavoratori e delle lavoratrici.

Siamo riusciti a vincere la scommessa di esistere ed anche di essere una forza politica attiva e dinamica, per questo utile alle resistenze sociali e alle mobilitazioni, che, nonostante tutte le difficoltà, si sono prodotte. Per altro nel testo politico troverete anche un bilancio delle forze della sinistra e della loro frammentazione e, naturalmente anche un bilancio della nostra attività e del nostro ruolo nazionale, oltre che, naturalmente i contenuti del nostro progetto politico. Ad esso rimandiamo.


2. Per quanto riguarda la nostra provincia possiamo solo qui richiamare quali sono stati i nostri principali impegni ed iniziative.

In primo luogo credo che possiamo dire di essere stati presenti, anche ben presenti in tutte le vicende del movimento operaio e sindacale, alla Fiat, ma non solo, movimento che ha scontato le terribili difficoltà della crisi economica, del dilagare della cassa integrazione e delle ristrutturazioni, nonché delle scelte filoconfindustriali di alcuni sindacati.

La nostra presenza sui luoghi di lavoro, il nostro impegno e ruolo sia nella Fiom e nella Cgil e nel Sdl non sono secondari.

Abbiamo partecipato e seguito con forza lo sviluppo del movimento dell’onda e della scuola e anche recentemente ci siamo mobilitati per la liberazione degli studenti arrestati per scelte arbitrarie e ingiustificate della magistratura.

Abbiamo avuto un ruolo di primo piano, condotto con estremo impegno, da parte di alcuni compagni nelle battaglie degli immigrati per i loro diritti.

Siamo stati anche in alcune mobilitazione di solidarietà internazionale, anche se la nostra attività su queste questioni è stata ancora al di sotto di quanto vorremmo e dovremmo fare. Così come alcuni compagni hanno seguito le tematiche delle lotte ambientali, come risulta anche dalla iniziativa di questo fine settimane di cui più avanti.


3. Naturalmente centrale è stata la campagna per la legge sul salario che ha richiesto un incredibile impegno organizzativo e politico e che ci ha permesso di raggiungere gli obbiettivi che ci eravamo dati entrando in relazione con decine di migliaia di persone (abbiamo dato 150.000 volantini), contribuendo in modo decisivo al successo nazionale della iniziativa.

Una campagna importante per far conoscere le proposte di Sinistra Critica, di cui rivendichiamo l’opportunità e il successo, ma forse troppo lunga, che, a un certo punto, ci ha reso difficile, realizzare altre iniziative politiche, e soprattutto a costruire una attività complessiva quotidiana, che sedimentasse meglio l’organizzazione e la sua vita politica.


4. Infine abbiamo dovuto affrontare una seconda scommessa elettorale, assai difficile, senza la protezione della presenza mediatica nazionale. Ci siamo rapportati ad essa cercando per almeno due mesi una soluzione unitaria con altre forze sociali e politiche, che è servita a stabilire dei rapporti, ma per la quale non sono maturate le condizioni politiche ed organizzative, Abbiamo dunque dovuto affrontare le elezioni da soli, con tempi molti ristretti. Il nostro risultato è stato contenuto, ma la campagna ci ha permesso di affrontare insieme al tema del lavoro quello dei diritti dei migranti, contrastando il crescente razzismo e il nostro candidato ha avuto buoni risultati proprio perché si è misurato e ci siamo misurati su questa dimensione. Né possono essere sottovalutati tre altri elementi: che abbiamo raccolto le firme in pochissimo tempo grazie soprattutto ai compagni di fabbrica, che hanno dato disponibilità ad essere in lista molte compagne e compagni,

che in alcune situazioni di maggiore campagna si sono avuti dei riscontri diretti anche in termini di maggiori percentuali di voto.


5. Infine occorre a sottolineare che tutte le iniziative che abbiamo preso dopo le elezioni: cena di sottoscrizione, incontro con la sindacalista della General Motors, manifestazione per il 40° anniversario della rivolta di corso Traiano, hanno visto un buon successo di partecipazione e di interesse di persone esterne alla nostra organizzazione.

Complessivamente registriamo una diffusa simpatia nei nostri che non riusciamo ancora né a stabilizzare, né a organizzare.


6 .Questo elenco è solo per ricordare quanto abbiamo fatto e che siamo una organizzazione viva e attiva. Non certo per non avere consapevolezza dei nostri limiti, della fragilità di questa nostra forza politica, che è evidentemente minoritaria – ma oggi sono in tanti ad esserlo - delle sue numerose incapacità. Siamo inoltre ancora assenti da molte situazioni sociali e la nostra struttura organizzativa richiede soluzioni meno transitorie. Dobbiamo saper interagire con un pubblico più largo e saper valorizzare tutte e tutti coloro che sono interessati alle nostre proposte; infine dobbiamo agire con maggiore forza sull’autofinanziamento per poterci dare sicurezza sul medio termine.

Di tutto questo potremo discutere meglio alla ripresa dopo le ferie, nel contesto della discussione congressuale, che avrà un capitolo dedicato a Sinistra Critica nella provincia di Torino e in Piemonte.


7. Per intanto vi segnalo che saremo ancora presenti nelle prossime settimane con volantinaggi sui luoghi di lavoro in relazione alle vicende dei contratti nazionali; che dal 17 luglio al 19 luglio saremo impegnati in una iniziativa sui temi ambientali a Chieri, essendone tra gli organizzatori; che quasi tutti i compagni della segreteria saranno comunque operativi fino alla fine di luglio in relazione agli accadimenti politici; che con una ulteriore lettera indicheremo anche i riferimenti per quanto riguarda il mese di agosto.

Da ultimo, invitiamo coloro che non avessero ancora rinnovato la tessera per il 2009, di farlo, per confermare una scelta politica e per contribuire tutti insieme collettivamente a far vivere nel nostro paese una forza che vuole ricostruire una organizzazione anticapitalista, comunista, femminista, ecologista, come abbiamo scritto sul nostro simbolo.


Nella sezione Materiali puoi scaricare i Documenti.
Per comunicazioni potete telefonare in questo periodo al 348 7642788 oppure al 335 5956531


NGANDU MUKENDI (detto Gippò) candidato a Presidente della Provincia di Torino


Sinistra Critica presenta candidato a Presidente della Provincia di Torino
Ngandu Mukendi detto Gippò
Nato a Torino nel 1974 è un giovane ricercatore universitario precario, che rappresenta la condizione di tanta parte delle lavoratrici e dei lavoratori giovani e meno giovani nel nostro paese e nella nostra provincia, profondamente colpita dagli effetti della crisi capitalistica con decine di migliaia di lavoratori in cassa integrazione e il rischio di migliaia di licenziamenti.
Gippò si è distinto per la sua attività nei movimenti antiguerra, ambientalisti, dei diritti dei migranti e nelle recenti mobilitazioni per la difesa della scuola e dell'università; con il suo impegno e la sua candidatura vogliamo rappresentare la società per cui ci battiamo, di libertà, di giustizia, di democrazia.
Alternativo alla candidata della destra espressione della Confindustria e di una classe padronale che vuole scaricare sulle masse popolari i costi della crisi di cui è responsabile.
Alternativo anche alla coalizione di centro-sinistra che ha governato portando avanti scelte economiche, sociali e infrastrutturali del tutto funzionali agli interessi dei potentati economici della nostra regione. Non a caso il suolo della provincia di Torino è stato divorato a vantaggio dei signori del cemento e dell'asfalto.
Avanziamo un programma di difesa dei diritti del lavoro, dei diritti ambientali, dei diritti democratici e di partecipazione della società, obbiettivi che in queste settimane abbiamo discusso con diverse forze sociali e ambientaliste, sedimentando una comune volontà di lavorare insieme sui contenuti concreti.
Ci battiamo perché i costi della crisi non siano, ancora una volta, fatti pagare alle classi popolari in termini di riduzione del reddito, di disoccupazione, di distruzione del territorio e dell'ambiente.
E proponiamo una lista di candidature che esprimano questo programma e la realtà del mondo del lavoro della nostra provincia: giovani studentesse e studenti, lavoratrici/tori precarie/i, insegnanti, di ambientaliste/i, ma anche soprattutto operai e operaie di piccole e grandi fabbriche e delle nuove realtà di sfruttamento che sono i call center. Ne fa parte anche un compagno del Partito umanista che vi è entrato a titolo individuale, ma che esprime la volontà delle due organizzazioni di continuare una avviata positiva collaborazione.

Nella sezione Materiali puoi scaricare l'elenco completo dei Candidati alla Provincia di Torino.


Comunicato sulla Tangenziale Est


Le conclusioni dello studio del Politecnico e del cosiddetto "tavolo di pilotaggio" trasmesse dalla Provincia alla Regione nella conferenza stampa di lunedì 20 aprile a Torino confermano le nostre più pessimistiche previsioni a proposito del progetto di realizzazione della Tangenziale Est:

1) Si tratta di un tracciato di massimo impatto ambientale. Produrrebbe la devastazione del territorio compreso tra il Chierese e il Gassinese, comportando la distruzione di vaste aree agricole di pregio, un grave inquinamento atmosferico e acustico, rilevanti conseguenze idrogeologiche, la compromissione di ogni discorso legato alla valorizzazione enogastronomica, naturalistica e turistica. Un'autostrada percorsa prevalentemente da camion, larga più di 40 metri, dopo anni e anni di una cantierizzazione coinvolgente una fetta ben più ampia di terreno, diventerebbe l'elemento preponderante del panorama delle colline, dei borghi storici, dei castelli, delle pievi romaniche e dei vigneti del territorio. Non solo di Montaldo e Marentino, come evidenziato dalle proteste dell'amministrazione di Montaldo. Si pensi alla zona tra Airali e Canarone da una parte e San Giorgio di Andezeno dall'altra, attraversata dall'autostrada, si pensi alla Serra di Bardassano, con vista sul viadotto nella Valle dei Cani, si pensi alla Val Pallera e Garavaglia, una delle rare aree relativamente ancora incontaminate, nei comuni di Sciolze e Gassino, distrutta da un susseguirsi di rilevati, gallerie e viadotti, si pensi all'attraversamento del Rio Maggiore nei pressi di Bussolino e San Martino e all'imbocco della Val Baudana tra Gassino e San Raffaele Cimena.

2) Nessuna informazione e coinvolgimento della popolazione. Saitta, Campia e Borioli, insieme a molti sindaci, si sono messi sotto i piedi le promesse e le rassicurazioni dichiarate nei mesi scorsi, e anche una precisa clausola contrattuale che impegnava il Politecnico al diretto coinvolgimento dei cittadini. Le istituzioni in tutto questo periodo non hanno convocato un solo Consiglio comunale aperto, nessuna pubblica Assemblea, nonostante non avessero alcun mandato, non essendo scritto in alcun programma elettorale della scorsa tornata amministrativa, di pronunciarsi in merito alla realizzazione di un'opera siffatta. Nella conferenza stampa non si è fatto alcun cenno all'opposizione del sindaco di Montaldo, e i sindaci della zona, con un comportamento servile e desiderosi solo di sedere al tavolo della spartizione delle "compensazioni", hanno sottoscritto un comunicato che recita testualmente: "I Sindaci hanno contribuito alla progettazione del sistema viario in modo che soddisfi le esigenze dello sviluppo turistico, enogastronomico e culturale della collina torinese". Altro che strumento di democrazia e condivisione. Saitta ha detto, sempre in quella sede: "Non abbiamo fatto gli errori commessi in Val Susa per la Tav". Ma quale condivisione! Il tavolo di pilotaggio è stato un esempio di svuotamento della democrazia, di disinformazione e di malafede! E intanto alcuni sindaci stanno mettendo mano ai piani regolatori per consentire edificazioni selvagge, come a Marentino, che la stessa Regione cerca di bloccare perché esclusivamente speculative, come a Moriondo e Arignano.

3) La Tangenziale Est non avrebbe alcun effetto positivo sulla mobilità degli abitanti. Non si tratta di una strada tangenziale a Torino e quindi legata alla soluzione del nostro principale problema, cioè la mobilità pendolare che intasa nelle ore di punta la SR 590 tra il Gassinese e la città e la strada del Traforo del Pino tra il Chierese e la città, ma di un'autostrada di raccordo tra la Torino-Piacenza e la Torino-Milano. Non facciamoci prendere in giro! Saitta infatti alla conferenza stampa non ha più fatto alcun accenno, per palese infondatezza, alla Tangenziale Est come risolutrice del problema della mobilità pendolare, ma ha invece testualmente affermato: "Così chi proviene da Milano e vuole andare a Savona non deve più fare il giro"!. (della tangenziale esistente). Risibile! I milanesi, così come i novaresi, i biellesi e i vercellesi ecc., ecc., se vogliono andare a Savona non hanno che da prendere l'autostrada Gravellona-Voltri e quella dei Fiori, in modo molto diretto. Ricordiamo che il Piemonte ad oggi è la regione con il maggior numero di chilometri di autostrade in Italia, ed è anche la prima in rapporto al numero di abitanti e all'estensione del territorio. Ricordiamo inoltre che la stessa Provincia fino a pochi anni fa riteneva irrilevante la realizzazione della tangenziale Est al fine di decongestionare il traffico sul sistema tangenziale esistente, considerando prioritario invece l'asse di corso Marche. Oggi ha deciso che tutto è prioritario! Per intanto la Tangenziale Est costerebbe (e sappiamo come vanno a finire le stime preventive) un miliardo di euro, di cui un 40% con finanziamento pubblico e il resto con project financing, cioè sempre a carico seppure indirettamente del contribuente (dichiarazione di Borioli alla conferenza stampa)! Per intanto i lavori per il Sistema ferroviario metropolitano (quello sì veramente utile alla soluzione della mobilità pendolare) sono fermi al palo per mancanza di fondi. E, nel piccolo, la Provincia non ripara i danni delle strade locali colpite dal maltempo nel dicembre scorso, come la Castiglione-Chieri, la Rivalba-Vernone e tante altre, la cui manutenzione è tra i suoi doveri istituzionali. Preferisce riempirsi la bocca di opere di dubbia utilità!

4) La Tangenziale Est serve essenzialmente a chi la costruisce. In Piemonte parliamo del Gruppo Gavio, le cui società progettano, costruiscono e contemporaneamente sono concessionarie e gestiscono la quasi totalità dei chilometri di autostrade della regione, Torino-Milano, Torino-Bardonecchia, Traforo del Frejus, Torino-Piacenza, Torino-Quincinetto e Quincinetto-Aosta, Traforo del Monte Bianco, bretella Ivrea-Santhià, e naturalmente l'intero sistema tangenziale torinese, la cui concessione scade nel 2016, guarda caso in concomitanza con i lavori della Tangenziale Est. E, aggiungiamo, si parla di una Tangenziale su cui dovrebbero transitare in previsione i tir provenienti dai vari centri logistici sempre progettati, costruiti e gestiti dalle società del Gruppo Gavio. E il Gruppo Gavio è stato tra il 2005 e il 2007 il maggior finanziatore privato dei maggiori partiti politici del Piemonte.

Nonostante la disinformazione e la malainformazione, l'opposizione alla Tangenziale Est si sta sviluppando nel territorio e nell'opinione pubblica. Prova ne è, tra l'altro, che in vista delle prossime elezioni amministrative stanno sorgendo in molti comuni della nostra zona liste civiche nel cui programma si parla esplicitamente di difesa ambientale del territorio e di opposizione alla Tangenziale. Il Coordinamento No Tangest solidarizza con loro e intanto si impegna a lanciare nuove iniziative.
Coordinamento NOTANGEST

LA SOLITA FIAT

Mentre Marchionne va avanti e indietro tra le due sponde dell'Atlantico per realizzare lo sbarco della Fiat negli Usa acquisendo la Chrysler e cercando di imporre un accordo molto duro ai sindacati e i lavoratori americani che dovrebbero accettare una drastica riduzione dei loro salari e dei loro diritti, qui, a Torino, la direzione aziendale cerca di imporre l'ennesima forzatura autoritaria alla Powertrain di Mirafiori.
Non solo da parecchie settimane comanda i lavoratori il sabato sui due turni, per imporre il suo arbitrio, a prescindere da reali esigenze produttive, perché nella quasi totalità degli stabilimenti del gruppo si preannunciano altri lunghi periodi di cassa integrazione, non solo utilizza i soliti vecchi metodi di intimidazione nei confronti di delegati e lavoratori che partecipano allo sciopero dichiarato nei sabati, ma anche vuole imporre il lavoro sui due turni nella giornata del 25 aprile.
E' una vera e propria provocazione perché il 25 aprile simboleggia la sconfitta della dittatura fascista, la riconquista della libertà politiche e dei diritti sindacali e di organizzazione del movimento dei lavoratori. Va respinta con forza con la mobilitazione.
Sinistra Critica esprime la propria solidarietà alle lavoratrici e ai lavoratori della Powertrain in lotta e parteciperà al presidio indetto domani alle 13 alla porta 20 di Mirafiori.
SINISTRA CRITICA Torino
Torino, 24 aprile 2009


ELEZIONI PROVINCIALI 2009.

Seminario sulle funzioni della provincia e il programma di Sinistra Critica

SABATO 18 APRILE ORE 15 presso la sede di Sinistra Critica via Santa Giulia 64
Partecipano le consigliere provinciali Gianna Tangolo e Gianna De Masi
Sono invitate/i tutte/i le/i candidate/i della lista di Sinistra Critica, gli iscritti e tutti coloro che sono interessati a partecipare alla discussione e elaborazione dei contenuti del programma.

In questi tre mesi, a partire da gennaio Sinistra Critica ha lavorato per verificare la possibilità di costruire uno schieramento sociale e politico che contrastasse le forze della destra, ma che fosse anche completamente alternativo alle forze dell'attuale coalizione di centro sinistra al governo della provincia che si sono distinte per scelte economiche, sociali e infrastrutturali del tutto funzionali agli interessi dei potentati economici della nostra regione. Non a caso il suolo della provincia di Torino è stato consumato, anzi divorato assai più di molte altre province, (15% del territorio pedemontano e collinare asfaltato, piastrellato, costruito!) . Abbiamo dunque cercato di costruire una coalizione di più forze sociali e politiche per proporre un modello alternativo per il nostro territorio e per coloro che vi abitano, che avesse al centro la partecipazione democratica e l'iniziativa delle lavoratrici e dei lavoratori, dei cittadini, dei migranti. Un programma di difesa dei diritti del lavoro, dei diritti ambientali, dei diritti democratici e di partecipazione della società.
Abbiamo incontrato forze sociali e politiche. Tra queste ultime, fin da metà gennaio abbiamo espresso a Rifondazione la nostra disponibilità a discutere eventuali convergenze, chiedendo alla sua segreteria, come elementare condizione, scelte tempestive e chiare di distacco dalla coalizione di centro sinistra, per poter avere credibilità politica alternativa, e non scelte dell'ultimo momento motivate da contingenze tattiche e quindi assai poco credibili, come poi si è verificato. La discussione con il Partito Umanista, con diverse forze sociali e di movimenti ambientaliste si è invece sviluppata per alcune settimane, risultando assai utile perché ha messo in luce forti convergenze sui contenuti e la comune volontà di lavorare su di essi al di là della contingenza elettorale. Tuttavia, i tempi forse troppo stretti e varie difficoltà organizzative pratiche non hanno permesso di raggiungere, già in questa scadenza, l'obbiettivo massimo immediato che avremmo voluto ottenere: più liste in coalizione con candidate e candidati, espressione del mondo del lavoro, delle battaglie ambientaliste e democratiche. Ma questo lavoro e discussione unitaria non sono stati infruttuosi perché hanno sedimentato una comune volontà di lavorare insieme.
Per queste ragioni Sinistra Critica presenta non solo una propria lista, ma anche un proprio candidato, un compagno che in tutti questi anni si è distinto per il suo impegno nei movimenti antiguerra, ambientalisti, dei diritti dei migranti e nelle recenti mobilitazioni per la difesa della scuola e dell'università, un giovane ricercatore precario, NGANDU MUKENDI (detto Gippò), con cui vogliamo rappresentare anche la società per cui ci battiamo, di libertà, di giustizia, di democrazia.
La nostra lista si caratterizza poi per una forte rappresentanza di quella che è la realtà della nostra provincia, candidature di giovani studentesse/i, di lavoratrici/tori precarie/i, di insegnanti universitari e delle scuole superiori, di ambientaliste/i, ma anche e soprattutto di operai e operaie delle grandi e delle piccole e di quelle nuove realtà di sfruttamento che sono i call center. Di essa fa parte anche un compagno del partito umanista che vi è entrato a titolo individuale, ma che esprime la volontà delle due organizzazioni di continuare una positiva collaborazione. Una bella lista davvero!
Una lista che rappresenta la nostra volontà di dare una risposta alternativa alle politiche liberiste e alla situazione sociale drammatica della nostra provincia in cui decine di migliaia di lavoratori sono in cassa integrazione e rischiano il posto di lavoro e per impedire che i costi della crisi siano fatti pagare ancora una volta alle classi popolari e con la distruzione del territorio e dell'ambiente.
A questa lista, ai contenuti che essa vuole difendere nella campagna elettorale, chiediamo da subito a tutte e tutti, un sostegno, a partire dalle firme necessarie per poterla presentare.

Nella sezione Materiali puoi scaricare l'elenco completo dei Candidati alla Provincia di Torino.

Abruzzo: la vostra sabbia non la paghiamo !


Pubblichiamo in anteprima l'editoriale del prossimo numero della rivista Erre
di Daniele D'Ambra

In questi giorni un'imponente campagna mediatica si è concentrata sul terremoto in Abruzzo con i suoi 296 morti, decine di migliaia di sfollati, una provincia praticamente da ricostruire. Premessa alla base della narrazione è stata l'imprevedibilità di fenomeni naturali di questo tipo, con un allusione neanche troppo velata all'inevitabilità di quanto accaduto. A completare l'opera e a darne forza la cornice dei soccorsi, esaltati per efficacia e tempestività. Qualsiasi voce fuori da questo coro - come dimostra la censura su Annozero di Michele Santoro - è stata pesantemente attaccata e messa a tacere.
Ma se la comunità scientifica è effettivamente divisa sulla possibilità di previsione dei terremoti, quel che invece appare chiaro è che la tragedia in Abruzzo era ampiamente prevenibile e poteva essere evitata. Come rivela uno studio del prof. Martelli, docente all'università di Ferrara e presidente dell'Associazione nazionale di ingegneria sismica, un terremoto di grado 7 della scala Richter (la scossa maggiore in Abruzzo è stata di grado 5,8) nell'Appennino meridionale provocherebbe tra i 5000 e gli 11000 morti, in Giappone "solo" 50.1 Nell'isola nipponica di scosse, come quelle dell'Aquila, ce ne sono diverse ogni anno e non lasciano dietro quel che abbiamo visto nelle ultime settimane.
A uccidere centinaia di persone non è stato lo slittamento di una faglia superficiale, ma il crollo di edifici che a rigor di logica non avrebbero dovuto riportare particolari danni a fronte di un evento sismico di tale entità e a fronte della normativa vigente in Italia sui criteri antisismici di costruzione. Il problema è che costruire in base ai suddetti criteri "comporta un aumento dei costi del 3-5%"2, una riduzione dei profitti a quanto pare inaccettabile per i costruttori. Ancora una volta le nostre vite, in questo caso le vite delle popolazioni abruzzesi, vengono subordinate ai profitti e - piuttosto che aumentare minimamente i costi del costruito - si preferisce mettere a rischio l'incolumità di chi, inconsapevole di tutto questo, quelle case le ha comprate o le ha abitate in affitto. Ancor più grave è il fatto che una parte degli edifici crollati sia di utilizzo pubblico, fra tutti l'ospedale San Salvatore e la Casa dello Studente, ristrutturata appena 3 anni fa.
Esprimere cordoglio per le vittime, solidarietà alle popolazioni colpite, impegnarsi, come stiamo facendo con molti altri soggetti di movimento - vedi www.epicentrosolidale.org -, nell'aiuto concreto alle decine di migliaia di sfollati, non significa quindi tacere la denuncia delle responsabilità di quanto accaduto. Anzi, la stessa costituzione di un coordinamento di attivisti locali e nazionali come Epicentro Solidale, oltre ad occuparsi della raccolta e della distribuzione d'aiuti in base ai bisogni materiali delle popolazioni colpite, allude già alla necessità di un Osservatorio permanente che vigili dal basso tanto sulla gestione dell'emergenza quanto sulle modalità con cui si progetterà e realizzerà la ricostruzione. Perché quanto successo non torni a ripetersi.
Ma la tragedia abruzzese chiama in causa la logica generale di un'economia, e di una politica, che preferiscono "spendere" periodicamente alcune centinaia (quando non migliaia, come in Irpinia) di vite umane piuttosto che accollarsi i costi della sicurezza ambientale, della tutela di un territorio estremamente fragile e devastato da decenni di speculazioni.
La tragedia abruzzese parla, perfino nei nomi delle ditte coinvolte, di altri scandali ambientali e di altre popolazioni calpestate nei loro diritti, non a caso la famigerata Impregilo, ditta costruttrice dell'ospedale dell'Aquila inaugurato nel 2000 e miseramente crollato durante il terremoto, è la stessa responsabile dell'emergenza rifiuti in Campania, la stessa vincitrice dell'appalto per il Ponte sullo Stretto e che partecipa alla realizzazione della Tav.
La logica che ha provocato il dramma abruzzese vede accomunati, nelle responsabilità, i costruttori che risparmiano sulla sicurezza per aumentare i profitti, gli amministratori che privilegiano gli interessi di pochi imprenditori del mattone a scapito della vita dei cittadini, il governo che vede nel terremoto solo un'occasione per un po' di propaganda mediatica o, peggio, per far ripartire l'economia.
Proprio su questo terreno si giocherà la partita più importante, quella della ricostruzione. Con occhio cinico rivolto alla crisi economica il governo ha dapprima rifiutato qualsiasi aiuto estero, per poi destinare i fondi accettati alla ricostruzione dei beni culturali danneggiati. Della ricostruzione degli edifici, pubblici e privati, dovrebbero invece occuparsi le imprese edilizie nostrane attraverso i fondi messi a disposizione dallo Stato e dagli enti locali. Quale occasione migliore per far ripartire l'economia nazionale se non quella di regalare ingenti risorse pubbliche alle imprese, con il rischio che siano proprio quelle corresponsabili di quanto accaduto ad occuparsene?
La ricostruzione, invece, andrebbe fatta pagare a chi è stato responsabile dei crolli ed, in generale, a chi in questi anni ha fatto profitti miliardari sulla speculazione edilizia, magari immaginando una tassa di scopo per le imprese edili vincitrici di appalti pubblici e per i grandi profitti. Parafrasando lo slogan del movimento studentesco, ormai adottato da molti soggetti in lotta, dovremmo affermare con forza che "noi la vostra sabbia non la paghiamo", anche perché gli abruzzesi l'hanno già pagata molto cara, con 300 morti!
Un'altra idea di sviluppo economico e territoriale è necessaria. Il modello dettato dal libero mercato e dal profitto ha tragicamente fallito, ha provocato morti e la distruzione di interi agglomerati urbani, mostrando il proprio fallimento nella gestione del territorio. Serve invece un modello di vera e propria pianificazione territoriale ecologicamente orientata che offra una visione d'insieme, uno sviluppo coerente con l'ambiente e le necessità delle popolazioni locali Serve un modello alternativo in cui si spendano milioni per geologi e vigili del fuoco e nessun euro per mandare soldati all'estero; in cui si lavori alla ristrutturazione sociale e urbanistica delle città bloccando la speculazione edilizia. L'anticapitalismo è spesso indicato come scelta ideologica, mai come in queste occasioni se ne può cogliere l'attualità e l'efficacia ai fini di una vita sicura, degna di questo nome.
Ora, nel momento in cui si affaccia l'urgenza della ricostruzione diviene centrale il tema della partecipazione degli sfollati. L'invito grottesco del premier Berlusconi alle popolazioni abruzzesi ad andare "lì sulla costa, noi ci prenderemo cura delle vostre case..sarete serviti e riveriti" parla in realtà dei precisi intenti del governo. Le popolazioni abruzzesi non devono avere voce nel capitolo della ricostruzione, a quella penseranno il governo e le imprese; perché mai preoccuparsi di chi già si è reso responsabile di costruzioni così ben fatte?
Anzi, spostandosi in avanti sull'onda dell'emergenza si possono far passare scelte politiche di difficile accettazione in tempi di normalità, come la privatizzazione di servizi pubblici e deturpazioni ambientali di ogni genere, vedi il progetto della "New Town".
Fortunatamente non sembra pensarla così chi è nei circa 140 campi allestiti dalla Protezione Civile. In questi giorni in molti stanno costituendo Comitati volti al controllo ed alla possibilità di incidere sulla ricostruzione. Giocherà un ruolo determinante la capacità di far pesare la propria voce, di acquisire potere decisionale da parte dei comitati, e di stabilire tra loro una forma di coordinamento stabile che ne rafforzi l'azione nel ripensare e ricostruire il proprio territorio.
Una ricostruzione che dovrà quindi essere determinata in primo luogo dalle necessità e dalla volontà della cittadinanza colpita e non calata dall'alto, ancora una volta guidata dal profitto e dagli interessi delle imprese pronte a speculare anche in questo contesto tragico. Il primo banco di prova per i Comitati sarà proprio il controllo sugli attori istituzionali e i primi interventi che verranno realizzati, così come sulle imprese che se ne occuperanno.
La funzione di Osservatorio risulterà centrale in un contesto in cui le ingenti cifre degli investimenti pubblici muoveranno molti interessi, spesso contrapposti a quelli della popolazione. L'autorganizzazione degli sfollati potrà essere l'unica arma contro una ricostruzione selvaggia e in mano alla speculazione, l'unico modo affinché il controllo dal basso della cittadinanza possa determinare le scelte e verificare il rispetto di norme e criteri di costruzione, trasformando la tragedia in possibilità.
La possibilità che questa emergenza la paghi chi l'ha causata e decida sulla ricostruzione chi l'ha subita. Almeno questa volta.